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16/11/12

come non sono mai





grande
vuoto
silenzioso
sono l’unica nell’enorme sala
io e il divino pianoforte a coda
nero sfacciato ed elegante
non può essere altrimenti
se ne sta lì proprio al centro del palco
io contemplo la scena
trattengo il fiato
sono sola
io e lui
sono così vicina che lo posso toccare
ma non oso
non ancora
tra meno di un’ora
decine di persone invaderanno questa bolla
la sala si riempirà di sciarpe tacchi alti borsette tossi represse golia profumi e vociare di attesa
io non sarò già più qui
ma dietro le quinte
con il cuore in gola
ma non ancora
non ancora
per ora
sono solo io
una sala vuota
il silenzio
un pianoforte a coda

il palco
ho aspettato tanto
per arrivare a questo momento
e ora che sto proprio qui mi rendo conto che
la parola
-palco-
è formata dalle stesse lettere della parola
-colpa-
due parole fatte con gli stessi ingredienti
che sfornano piatti così diversi
sul palco
ti esprimi ti spogli ti concedi al pubblico racconti liberamente di te lasci un segno nei cuori incanti le menti accarezzi i cuori induriti affascini con le note anche i più diffidenti
nella colpa
ti reprimi ti copri ti chiudi in te stesso sbarri la porta a tutto il resto disapprovi ti torturi giudichi gli errori
potrei dare lezioni
sul come convivere con entrambi
per una vita intera
palco e colpa
due faccie della stessa bandiera
ma non ora
non ora
ora sono qui
da sola in questa immensa sala
di fronte ad un altezzoso piano a coda
il silenzio mi avvolge e tiene lontani nubi e malattie
ad un tratto spariscono urli mal celati e polsi slogati
spariscono persone che si odiano
persone da dividere e da proteggere
sparisce la rabbia dell’impotenza
di fronte alla stupidità e all’incoscienza
non ci si deve nemmeno più guardare le spalle
non ci si deve nemmeno preoccupare di chiamare i carabinieri
per paura che le cose finiscano male
per ora le cose vanno bene
in questi pochi minuti di sospensione
prima che qualcosa succeda
io sono come non sono mai
serena
orgogliosa
sicura
calma
addirittura
felice
un piede su quel palco
l’altro chissà dove

12/11/12

foie gras




la medicina moderna e la tecnologia medica
hanno fatto passi da gigante negli ultimi decenni
grazie a queste ricerche ed innovazioni
con una semplice ecografia la dottoressa è stata in grado di accertare l’ingrossamento del mio fegato
in conseguenza di ciò mi ha severamente
VIETATO
l’alcol
vorrei dunque mandare un messaggio sentito alle autorità competenti per l’erogazione di risorse economiche nei confronti degli studiosi e ricercatori di medicina e tecnologia medica:

tagliate immediatamente i fondi alla ricerca







(roma 12.11.2012)




11/11/12

ritorni di fiamma





eccolo qua
dopo mesi che non compariva
chissà perché me lo ritrovo lì
presto
una mattina
non ho nemmeno bisogno di vederlo
nel buio
lo so che c’è
lo sento
posso percepirlo dall’interno della mia bocca
dalla diversa salivazione
le labbra più secche
quasi quasi la mia lingua ne percepisce la consistenza da dentro il mio palato
forse un sogno mi aveva già avvisato
appena ho aperto gli occhi
stamattina
lo sapevo
sapevo
che era lì
pensa di poter tornare quando vuole
sarà che torna sempre nei momenti più difficili
non mi lascia sola
sa quando sono inquieta
sa quando sono indifesa
sa quando la strada è troppo in salita
sa quando i sentimenti si rattrappiscono sotto piogge e acquazzoni violenti
sa quando non ho soldi quando non ho lavoro quando di notte stringo i denti
eccolo che arriva
fedele e abitudinario
si fa vivo sempre nello stesso identico posto
e quando se ne va di nuovo
lascia una piccola cicatrice
a ricordarmi del suo passaggio
ma ora è di nuovo qui
e non voglio pensare a quando se ne andrà di nuovo
voglio e devo soltanto occuparmi di lui
adesso
alzarmi subito dal letto e guardarlo
dargli l’attenzione che chiede
guardarlo da vicino
dopo tutto questo tempo
che c’è che non va? come stai? hai bisogno di qualcosa? si ma di cosa? cosa senti che ti manca? come pensi di fare?
tutte queste domande fluttuano nel vapore della doccia
sospese
ecco che si avvicina sulle mie labbra
viene sul mio corpo ma in realtà penetra la mia mente              
si appiccica a me senza chiedermi se può
e come ad un virus non riesco a dire no
è vero lui mi conosce bene
ma anche io ho imparato a conoscere lui
e so che così come arriva ad un certo punto se ne va
a volte dopo due giorni a volte dopo una settimana
a volte è discreto
a volte invece pretende e prende ogni cosa
fa di tutto per farmi sentire brutta
mi impedisce di uscire di casa
mi costringe alla clausura
ma è ora di farla finita
so come allontanarti
se non posso impedirti di tornare
allora farò in modo che la tua permanenza sia più breve
basterà spalmarti addosso
ciò che temi di più
la crema del tubicino bianco e rosso
nota in commercio come: zovirax
e aspettare pazientemente di vederti disintegrare
sotto la morbida patina bianca

odioso herpes
sarai un ricordo ormai lontano
ancor prima dell’alba




(11.11.2012)

06/11/12

T9





strofina il giusto è il romanzo che ti vedo
sogni allontano verbi mi sfuggono dalle palme delle mani
panni stesi al sale di molte volte che ho creduto
zucchine come mele e miele come unghie smaltate
ricordi che passeggiavamo sulle crepe delle onde
senza domandare
chi ci può vedere?
cattivo odore
presagio di pesce andato a male
rovina famiglie che non teme la sella del cavallo che piangeva in silenzio
anche io lo faccio
lo scrivo questo viaggio
politica e spaghetti si somigliano forse?
si in un tempo diverso
tutto potrebbe combaciare
le nostre labbra
le nostre lenzuola
le nostre scuole
le nostre figlie
le nostre coliti
le nostre amarezze
le nostre funicolari
sparire è facile come fare la doccia
rospo che non credi a niente
ingoia due pillole e non dire nemmeno arrivederci
che è meglio per tutti
denti
denti
solo bianchi e deludenti
denti
….


accidenti a sto T9!
volevo solo mandare un semplice messaggio
che diceva:

stronzo






(roma 7.11.2012)

05/11/12

-----------------quel libro-----------






ed ecco che piccoli scarabocchi neri
ti tengono lontano da molte cose
alcol droga scenate incontrollate
telefonate sbagliate abbuffate inappropriate
gastriti galoppanti psicanalisi soffocanti
a portata di mano
basta un po’ di luce e un po’ di tempo
ma il tempo si trova sicuramente
soprattutto quando il cielo è così incerto
e in televisione a lavoro e giù in strada
hanno tutti lo stesso aspetto
ti aspetta ovunque tu l’abbia lasciato
sul classico comodino accanto al letto
su una sedia sotto una felpa
sul tavolo della cucina
sotto il barattolo di crema per le mani
accanto allo specchio
ho tolto la copertina lucida con il titolo
sotto le dita voglio soltanto sentire
la carta
la carta e il suo profumo
l’odore di un bel libro è diverso da quello di tutti gli altri
sa di salvezza
ha l’odore di quelle case in cui c’è qualcuno dentro che cucina per qualcuno che ama
piccoli caratteri
migliaia di lettere che formano le parole
le parole una dietro l’altra raccontano le storie
tutti le sappiamo creare
tutti le possiamo stampare
ma pochissimi sanno confonderle con le reali vite dei lettori
a volte penso che se non ci fosse stato
quel libro
sarei finita molto male
quando un libro è
-quel libro-
te ne accorgi subito

i sintomi sono gli stessi di quando ti stai innamorando

--non riesci a smettere fino a quando ti accorgi sulla sveglia che tra mezz’ora cominciano le tue lezioni a scuola dall’altra parte di roma
-- tutto il resto sparisce dalla tua mente mentre scorri quei piccoli segnetti neri:
spariscono le bollette da pagare
le mail a cui rispondere
i piatti da lavare
i flirt da evitare
quelli da coltivare
sparisce tutto il resto e non so se sia un bene o un male
--desideri urlare al mondo il nome di quel libro convincere tutti che non si può vivere senza e costringere tutti a leggerlo e rileggerlo e a commentarlo su facebook
--vorresti incontrare l’autore e baciarlo ripetutamente sulla fronte
--piangi ridi rifletti t’incazzi ti spaventi ti innervosici ti agiti ti intenerisci ti incuriosici cresci cambi impari disimpari
--non vedi l’ora di tornare a casa perché nonostante vivi da solo hai la sensazione che qualcuno ti aspetti

ad aspettarti sono i personaggi di quel libro
strano ma vero
diventano  vecchi amici tuoi
che ti raccontano le loro vite
mentre scrivo sul mio pc
fuori dalla mia finestra
una coppia di ragazzi seduti su una specie di gradino ricavato dal muro
stanno uno accanto all’altro
in crisi è evidente
lui guarda in basso con aria contrita e occhi arrossati
lei gli tiene il braccio e gli parla  sorridente
tristemente sorridente
avrà paura di perderlo
vorrà ricordargli cosa di bello li tiene uniti
si stanno per baciare
ma
lui è incerto
che pena!
che trovino un altro gradino accidenti!!
lui piange e lei lo abbraccia lo consola gli carezza la faccia
chissà se lui ha un’altra
o se invece ha solo anche lui comprato
-quel libro-

tutto ciò mi porta indietro al periodo dello sturm und drang
mi immedesimavo completamente nel giovane werther
e all’epoca ero giovane davvero
leggevo e leggevo non smettevo di piangere e di escludere il mondo esterno
finalmente un argomento a scuola che mi prendeva
non ero mai stata così attenta
lo sturm und drang parlava finalmente anche di me
e allora sì che studiavo approfondivo andavo ben oltre i libri consigliati dalla professoressa capo
ancora oggi ogni tanto mi capita tra le mani
-quel libro-
il libro che più di un genitore una malattia un amore un’esperienza all’estero
ti riesce a cambiare
quel libro vale molto di più delle venti euro spese
mi affido con anima e corpo a quei tipi strani
si certo è tutto surreale:
i little people
la crisalide d’aria
l’esattore della NHK che bussa alla porta come un pazzo e poi sparisce nel nulla
la splendida diciassettenne che ha scritto il libro e che quando parla non usa punteggiatura
le due lune
sembra un mondo così lontano eppure
sfoglio le pagine obbligandomi a proseguire
lentamente
perché per la sete che ho
potrei finire la storia in una sola notte
però poi così rimarrei sola di nuovo
sola con i miei dubbi e con le poche persone giuste al mio fianco
quindi vado piano e entro nel mondo di Tengo
insegnante di matematica di giorno e scrittore di notte
di cui forse sono anche un po’ innamorata
seguo con preoccupazione le giornate di Aomame
sperando che
nonostante sia un’assassina
non le succeda niente di male
mi scopro dalla parte dell’anziana signora che sostiene le donne vittime di violenza
e che finanzia gli omicidi di uomini violenti
mi affeziono persino all’orrendo e deforme Ushikawa
che pedina e fotografa le persone dietro una tenda lercia
sarà che anche io
in fondo in fondo sento di vivere in un mondo con due lune
le due lune
una accanto all’altra
brillano
nel cielo
gli altri non le vedono
questo è chiaro
ma io si
le vedo
da sempre
le due lune
una accanto all’altra
in cielo
le due lune










(roma 5.11.2012)

01/11/12

i viaggi che fanno le persone





ecco che arriva Raimondo
otto meno un quarto
un uomo giovane ben vestito e un bel viso solare
è di palermo
quando mi vede si mette subito sottobraccio
andiamo insieme al tavolo
alessia- vero?
partiamo bene: il mio nome lo ricorda
si ricorda anche dell’amico mio riccioluto
-è l’amico mio
dissi quando gliene parlai la prima volta mesi fa
e lui notò argutamente che non avevo detto “un mio amico”
ma “l’amico mio”
ride ricordando di questa minima differenza verbale
che poi tanto minima non è
come spiega lui con fare da insegnante colto (tipico siciliano)
-perché dire: è un mio amico o è il mio amico
non rende così bene l’idea
dell’amicizia e soprattutto del possesso
così come quando si dice invece: è l’amico mio
vero ineccepibile incredibilmente azzeccato!
la conversazione è brillante
la sala è semivuota stasera
la pioggia scoraggia tutti
clienti e camerieri
sono tutta per lui
ne è entusiasta
passiamo al menù
ordina
fusilli con zucchine
pollo e spinaci
frutta
quando arriva la pasta ad uno sguardo veloce si sente di dover chiarire
-non solo zucchine- c’è anche la panna..
-si è vero in effetti…
mi racconta le peripezie affrontante per arrivare qui
mi pare di capire che viene da un magazzino a leonardo da vinci
gli piacciono le mie treccine
mi chiama fata
però poi confessa un po’ malinconico:
appena incontro una ragazza che mi piace la perdo
(faccio le corna sotto al tavolo)
-venendo qui ho fatto conoscenza con una ragazza
molto carina
si allacciava gli stivali lungo il marciapiede
abbiamo scambiato due parole
però poi dovevo venire qui e non ho preso il suo numero
però gli ho dato il mio biglietto da visita
anzi dopo lo darò anche a te
(grazie!)
beh comunque sono un inconcludente
da sempre-
mentre racconta gli occhi vanno un po’ verso di me
un po’ verso la gente che passa
ma in realtà il suo sguardo vivace ed intelligente
è rivolto all’interno
all’interno della sua storia
dei suoi occhi azzurri
delle sue scarpe bagnate
mentre la conversazione salta di palo in frasca
mi prende la mano
d’istinto vorrei toglierla perché non mi sembra opportuno
e perché non amo il contatto fisico così prematuro
ma poi ho la sensazione che stavolta la mano debba proprio rimanere lì dov’è
quindi lascio che la mia mano fredda e ossuta
venga sepolta sotto la sua bollente e paffuta
gli chiedo di palermo
dice che dopo averci vissuto trent’anni
si è stufato ed è venuto via
vuole vedere altre città altri paesi
non si può vivere tutta la vita in uno stesso posto
non si cresce così
non si va da nessuna parte
mi racconta di una frase che l’ha colpito all’aeroporto
-non sono le persone a fare i viaggi: sono i viaggi che fanno le persone
boom!
bellissima e vera
è un libero
è un socievole
sta stretto ovunque
dice che è nato a torino in realtà
mi incuriosice
gli chiedo come è andata la storia
sua madre (siciliana e bellissima) viveva a torino da molti anni
suo padre si fa un weekend a torino con un paio d’amici
si conoscono
lui perde la testa e la comincia a corteggiare
a distanza
lei all’inizio se lo fila poco ma poi crolla
chiedo io: con cosa l’ha poi sedotta tuo padre?
-e che ne so! io non c’ero!
…beh forse con il pianoforte
!
mio padre è un bravissimo pianista
fa jazz-
mi dice anche il cognome
-lo puoi trovare anche su internet
ma quando si è poi fidanzato con mia madre
lei è stata molto chiara
e lui ha trovato un lavoro alle poste
-….ecco
io sono nato a torino e poi ci siamo trasferiti tutti in sicilia-
mi piace il racconto e starei ad ascoltarlo per ore
ma mentre mi racconta le sue origini
si perde nel racconto e
mangia molto lentamente
talmente lentamente
che sono costretta a mettergli un po’ di fretta
che maleducata che sono!
ma vedo che i tavoli si sono svuotati nel frattempo
e siamo rimasti soltanto io e lui
stanno riordinando e cominciando a passare lo straccio sul pavimento e le pezzette sui tavoli
vorrei fargli cento domande
sapere tutto di come vive se sa suonare se gli manca la sua famiglia o se vuole altra frutta
la conversazione mi piace e
per una volta non c’è il dubbio del chi pagherà la cena
o del dover “fare alla romana”
vorrei restare ma
devo andare e anche lui

-la mensa dei poveri chiude alle otto e un quarto

e ognuno di nuovo per la sua strada
bagnata e misteriosa
ognuno di nuovo da solo con i suoi sogni irrealizzati
dubbi ingarbugliati
disagi smascherati
magazzini umidi
demoni finti o reali
case riscaldate
marciapiedi di marzapane
stivali di belle donne
spazi ridotti
viaggi mai fatti




(roma 1.11.2012)