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06/11/12

T9





strofina il giusto è il romanzo che ti vedo
sogni allontano verbi mi sfuggono dalle palme delle mani
panni stesi al sale di molte volte che ho creduto
zucchine come mele e miele come unghie smaltate
ricordi che passeggiavamo sulle crepe delle onde
senza domandare
chi ci può vedere?
cattivo odore
presagio di pesce andato a male
rovina famiglie che non teme la sella del cavallo che piangeva in silenzio
anche io lo faccio
lo scrivo questo viaggio
politica e spaghetti si somigliano forse?
si in un tempo diverso
tutto potrebbe combaciare
le nostre labbra
le nostre lenzuola
le nostre scuole
le nostre figlie
le nostre coliti
le nostre amarezze
le nostre funicolari
sparire è facile come fare la doccia
rospo che non credi a niente
ingoia due pillole e non dire nemmeno arrivederci
che è meglio per tutti
denti
denti
solo bianchi e deludenti
denti
….


accidenti a sto T9!
volevo solo mandare un semplice messaggio
che diceva:

stronzo






(roma 7.11.2012)

05/11/12

-----------------quel libro-----------






ed ecco che piccoli scarabocchi neri
ti tengono lontano da molte cose
alcol droga scenate incontrollate
telefonate sbagliate abbuffate inappropriate
gastriti galoppanti psicanalisi soffocanti
a portata di mano
basta un po’ di luce e un po’ di tempo
ma il tempo si trova sicuramente
soprattutto quando il cielo è così incerto
e in televisione a lavoro e giù in strada
hanno tutti lo stesso aspetto
ti aspetta ovunque tu l’abbia lasciato
sul classico comodino accanto al letto
su una sedia sotto una felpa
sul tavolo della cucina
sotto il barattolo di crema per le mani
accanto allo specchio
ho tolto la copertina lucida con il titolo
sotto le dita voglio soltanto sentire
la carta
la carta e il suo profumo
l’odore di un bel libro è diverso da quello di tutti gli altri
sa di salvezza
ha l’odore di quelle case in cui c’è qualcuno dentro che cucina per qualcuno che ama
piccoli caratteri
migliaia di lettere che formano le parole
le parole una dietro l’altra raccontano le storie
tutti le sappiamo creare
tutti le possiamo stampare
ma pochissimi sanno confonderle con le reali vite dei lettori
a volte penso che se non ci fosse stato
quel libro
sarei finita molto male
quando un libro è
-quel libro-
te ne accorgi subito

i sintomi sono gli stessi di quando ti stai innamorando

--non riesci a smettere fino a quando ti accorgi sulla sveglia che tra mezz’ora cominciano le tue lezioni a scuola dall’altra parte di roma
-- tutto il resto sparisce dalla tua mente mentre scorri quei piccoli segnetti neri:
spariscono le bollette da pagare
le mail a cui rispondere
i piatti da lavare
i flirt da evitare
quelli da coltivare
sparisce tutto il resto e non so se sia un bene o un male
--desideri urlare al mondo il nome di quel libro convincere tutti che non si può vivere senza e costringere tutti a leggerlo e rileggerlo e a commentarlo su facebook
--vorresti incontrare l’autore e baciarlo ripetutamente sulla fronte
--piangi ridi rifletti t’incazzi ti spaventi ti innervosici ti agiti ti intenerisci ti incuriosici cresci cambi impari disimpari
--non vedi l’ora di tornare a casa perché nonostante vivi da solo hai la sensazione che qualcuno ti aspetti

ad aspettarti sono i personaggi di quel libro
strano ma vero
diventano  vecchi amici tuoi
che ti raccontano le loro vite
mentre scrivo sul mio pc
fuori dalla mia finestra
una coppia di ragazzi seduti su una specie di gradino ricavato dal muro
stanno uno accanto all’altro
in crisi è evidente
lui guarda in basso con aria contrita e occhi arrossati
lei gli tiene il braccio e gli parla  sorridente
tristemente sorridente
avrà paura di perderlo
vorrà ricordargli cosa di bello li tiene uniti
si stanno per baciare
ma
lui è incerto
che pena!
che trovino un altro gradino accidenti!!
lui piange e lei lo abbraccia lo consola gli carezza la faccia
chissà se lui ha un’altra
o se invece ha solo anche lui comprato
-quel libro-

tutto ciò mi porta indietro al periodo dello sturm und drang
mi immedesimavo completamente nel giovane werther
e all’epoca ero giovane davvero
leggevo e leggevo non smettevo di piangere e di escludere il mondo esterno
finalmente un argomento a scuola che mi prendeva
non ero mai stata così attenta
lo sturm und drang parlava finalmente anche di me
e allora sì che studiavo approfondivo andavo ben oltre i libri consigliati dalla professoressa capo
ancora oggi ogni tanto mi capita tra le mani
-quel libro-
il libro che più di un genitore una malattia un amore un’esperienza all’estero
ti riesce a cambiare
quel libro vale molto di più delle venti euro spese
mi affido con anima e corpo a quei tipi strani
si certo è tutto surreale:
i little people
la crisalide d’aria
l’esattore della NHK che bussa alla porta come un pazzo e poi sparisce nel nulla
la splendida diciassettenne che ha scritto il libro e che quando parla non usa punteggiatura
le due lune
sembra un mondo così lontano eppure
sfoglio le pagine obbligandomi a proseguire
lentamente
perché per la sete che ho
potrei finire la storia in una sola notte
però poi così rimarrei sola di nuovo
sola con i miei dubbi e con le poche persone giuste al mio fianco
quindi vado piano e entro nel mondo di Tengo
insegnante di matematica di giorno e scrittore di notte
di cui forse sono anche un po’ innamorata
seguo con preoccupazione le giornate di Aomame
sperando che
nonostante sia un’assassina
non le succeda niente di male
mi scopro dalla parte dell’anziana signora che sostiene le donne vittime di violenza
e che finanzia gli omicidi di uomini violenti
mi affeziono persino all’orrendo e deforme Ushikawa
che pedina e fotografa le persone dietro una tenda lercia
sarà che anche io
in fondo in fondo sento di vivere in un mondo con due lune
le due lune
una accanto all’altra
brillano
nel cielo
gli altri non le vedono
questo è chiaro
ma io si
le vedo
da sempre
le due lune
una accanto all’altra
in cielo
le due lune










(roma 5.11.2012)

01/11/12

i viaggi che fanno le persone





ecco che arriva Raimondo
otto meno un quarto
un uomo giovane ben vestito e un bel viso solare
è di palermo
quando mi vede si mette subito sottobraccio
andiamo insieme al tavolo
alessia- vero?
partiamo bene: il mio nome lo ricorda
si ricorda anche dell’amico mio riccioluto
-è l’amico mio
dissi quando gliene parlai la prima volta mesi fa
e lui notò argutamente che non avevo detto “un mio amico”
ma “l’amico mio”
ride ricordando di questa minima differenza verbale
che poi tanto minima non è
come spiega lui con fare da insegnante colto (tipico siciliano)
-perché dire: è un mio amico o è il mio amico
non rende così bene l’idea
dell’amicizia e soprattutto del possesso
così come quando si dice invece: è l’amico mio
vero ineccepibile incredibilmente azzeccato!
la conversazione è brillante
la sala è semivuota stasera
la pioggia scoraggia tutti
clienti e camerieri
sono tutta per lui
ne è entusiasta
passiamo al menù
ordina
fusilli con zucchine
pollo e spinaci
frutta
quando arriva la pasta ad uno sguardo veloce si sente di dover chiarire
-non solo zucchine- c’è anche la panna..
-si è vero in effetti…
mi racconta le peripezie affrontante per arrivare qui
mi pare di capire che viene da un magazzino a leonardo da vinci
gli piacciono le mie treccine
mi chiama fata
però poi confessa un po’ malinconico:
appena incontro una ragazza che mi piace la perdo
(faccio le corna sotto al tavolo)
-venendo qui ho fatto conoscenza con una ragazza
molto carina
si allacciava gli stivali lungo il marciapiede
abbiamo scambiato due parole
però poi dovevo venire qui e non ho preso il suo numero
però gli ho dato il mio biglietto da visita
anzi dopo lo darò anche a te
(grazie!)
beh comunque sono un inconcludente
da sempre-
mentre racconta gli occhi vanno un po’ verso di me
un po’ verso la gente che passa
ma in realtà il suo sguardo vivace ed intelligente
è rivolto all’interno
all’interno della sua storia
dei suoi occhi azzurri
delle sue scarpe bagnate
mentre la conversazione salta di palo in frasca
mi prende la mano
d’istinto vorrei toglierla perché non mi sembra opportuno
e perché non amo il contatto fisico così prematuro
ma poi ho la sensazione che stavolta la mano debba proprio rimanere lì dov’è
quindi lascio che la mia mano fredda e ossuta
venga sepolta sotto la sua bollente e paffuta
gli chiedo di palermo
dice che dopo averci vissuto trent’anni
si è stufato ed è venuto via
vuole vedere altre città altri paesi
non si può vivere tutta la vita in uno stesso posto
non si cresce così
non si va da nessuna parte
mi racconta di una frase che l’ha colpito all’aeroporto
-non sono le persone a fare i viaggi: sono i viaggi che fanno le persone
boom!
bellissima e vera
è un libero
è un socievole
sta stretto ovunque
dice che è nato a torino in realtà
mi incuriosice
gli chiedo come è andata la storia
sua madre (siciliana e bellissima) viveva a torino da molti anni
suo padre si fa un weekend a torino con un paio d’amici
si conoscono
lui perde la testa e la comincia a corteggiare
a distanza
lei all’inizio se lo fila poco ma poi crolla
chiedo io: con cosa l’ha poi sedotta tuo padre?
-e che ne so! io non c’ero!
…beh forse con il pianoforte
!
mio padre è un bravissimo pianista
fa jazz-
mi dice anche il cognome
-lo puoi trovare anche su internet
ma quando si è poi fidanzato con mia madre
lei è stata molto chiara
e lui ha trovato un lavoro alle poste
-….ecco
io sono nato a torino e poi ci siamo trasferiti tutti in sicilia-
mi piace il racconto e starei ad ascoltarlo per ore
ma mentre mi racconta le sue origini
si perde nel racconto e
mangia molto lentamente
talmente lentamente
che sono costretta a mettergli un po’ di fretta
che maleducata che sono!
ma vedo che i tavoli si sono svuotati nel frattempo
e siamo rimasti soltanto io e lui
stanno riordinando e cominciando a passare lo straccio sul pavimento e le pezzette sui tavoli
vorrei fargli cento domande
sapere tutto di come vive se sa suonare se gli manca la sua famiglia o se vuole altra frutta
la conversazione mi piace e
per una volta non c’è il dubbio del chi pagherà la cena
o del dover “fare alla romana”
vorrei restare ma
devo andare e anche lui

-la mensa dei poveri chiude alle otto e un quarto

e ognuno di nuovo per la sua strada
bagnata e misteriosa
ognuno di nuovo da solo con i suoi sogni irrealizzati
dubbi ingarbugliati
disagi smascherati
magazzini umidi
demoni finti o reali
case riscaldate
marciapiedi di marzapane
stivali di belle donne
spazi ridotti
viaggi mai fatti




(roma 1.11.2012)

31/10/12

-m-





mi è sempre mancato qualcosa con te
mi è sempre mancato qualcosa
mi è sempre mancato
mi è sempre
mi è
mi
m




(roma 31.10.2012)

30/10/12

lo sconto tra i sessi





“lui (appena conosciuto in un negozio di strumenti):
senti ma perché non prendiamo un treno e ce ne andiamo due tre giorni da qualche parte?
….
io: l’idea del treno è carina
ma non con te”

questo è l’approccio più diffuso dell’uomo moderno tra i venti e i quarantacinque
single
abbastanza piacente
annoiato disilluso fortunato (perché ancora non j’hanno menato)
il suo slogan
io fare sesso –spesso- anche adesso-chi c’è c’è per me fa lo stesso-
che bel progresso!!
comunque meglio non lamentarsi troppo dato che
l’alternativa all’approccio sfacciato e superficiale che ho appena citato è
-l’assenza-
infatti
come evidenzia un insigne studio americano del Guaiomini
l’uomo moderno
-non c’è-

riassumo dunque i due più frequenti approcci del maschio odierno
-o si aspetta e ti propone di fare sesso prima ancora di aver condiviso insieme
non dico un paio di carbonare
ma almeno un paio di caffè
-oppure non ti propone proprio un bel nulla
sta tappato in casa dietro ad uno schermo ultrapiatto
è troppo occupato a scrivere status d’amore su facebook diretti ad una donna immaginaria
o ad una donna indisponibile perché sposata o fidanzata o semplicemente non interessata
non si sa qual è peggio e
io a questo punto sono confusa
ma i due sessi
maschi e femmine
non si attraggono da secoli?
non è una legge naturale essere incuriositi l’uno dall’altro? mi sbaglio?
..ti va di andare a mangiare una pizza una sera?
una domanda in disuso e terrificante:
vuoi uscire?
non la sento da anni
chiederete: a che serve uscire con una persona?!
per esempio a questo
filtrare (detto filtrare non “flirtare”) gli interessati dagli interessati soltanto ad interessare
scoprire se è maleducato con i camerieri
se si sbrodola quando mangia il sugo
se ti versa l’acqua o se la fa versare
se chiede la bruschetta senza aglio o magari ordina quelle orribili pizze con gamberetti o cozze
se la conversazione brilla così tanto che ti viene voglia di sapere come bacia
se ti fa ridere
se ti fa deprimere
se ti fa sobbalzare
se ti fa digerire
potresti scoprire che
lavora di notte e dorme di giorno (non c’è futuro a meno che tu non faccia la mignotta)
salva gattini sperduti o aiuta le vecchiette ad attraversare la strada (troppo sensibile te lo magni nell’insalata)
ti viene a prendere con una macchina con più cavalli che cd decenti
ti parla della sua ex (malinconico e indeciso)
ti parla di calcio (vomito)
ti parla di sua madre (viaaaaaa!)
ride alle sue battute e sta serio alle tue (insopportabile)
ride alle tue battute ma le tue non erano battute (s’è fatto tardi..)
ti fa una domanda e dopo un minuto comincia a parlare lui
gli fai una domanda e dopo un minuto continua a parlare lui..

“lui (musicista semi-noto):
ho pensato che io e te dovremmo fare l’amore perché sai
ho sentito molta “energia” l’ultima volta che ci siamo incontrati e penso tu abbia un lato tutto da scopa..scoprire…
io: …a-ah
lui: vieni da me?
io: …beh magari facciamo due passi…ci prendiamo un gelato…
lui: chi paga?
io: beh…non lo so…
lui: vabbè dai facciamo un’altra volta magari….”
….!!!......

davvero questo è quel che resta della irrefrenabile spinta di un essere verso l’altro?
tutto si risolve in un conciso:
-te va de scopà? no? beh ci sentiamo eh…
ma non ci staremo perdendo qualcosa?
non ci staremo perdendo il tempo impiegato (leggete pure: sprecato) davanti al telefono aspettando che squilli
il dubbio lancinante se ci ricambia o no
l’attesa di un primo secondo terzo decimo ventesimo…appuntamento
la preparazione delle scarpe vestiti profumo giusti per uscire con lui/lei?
l’incertezza e la paura della prima volta che ci si sdraia insieme?
tanti decenni per tornare oggi
nel duemilaedodici
agli anni cinquanta
le donne e gli uomini erano separati
gli uomini guardavano le donne dal buco della serratura
nessuno si avvicinava mai veramente
nessuno amava mai veramente

sono triste
spaesata
sono moderna ma in realtà decontestualizzata
eh già
mi manca il confronto
lo scambio
magari anche lo scontro
perché per come siamo messi
mi sa che andiamo presto in contro
alla fine del mondo



(roma 30.10.2012)

26/10/12

non che non sia un no





non ho la brasiliana
e indosso mutande di cotone con la scritta
QUEEN
sul sedere
non mangio insalatine bio-scondite:
non voglio fare la modella
e le buone intenzioni l’ho già tutte tradite 
non prendo aperitivi: io ci canto agli aperitivi
non l’avrei mai detto ma sono felice
non faccio sport e odio la palestra
non me ne frega niente non ho paura degli anni che passano o di rimanere la stessa
non sarò jill scott billie holiday o la civello
ma mi faccio sanguinare le dita quando suono e non ho chiesto soldi a nessuno
per costruire il mio castello
sono sempre indietro su tutto sul lavoro sullo studio figuriamoci sul tempo
ma non mi lamento
e dalla stupidità rifuggo
non fatemi domande perché confesso
a scuola copiavo tutto
non so più niente
mentre
indipendentemente
dalle circostanze
faccio ciò che mi passa per la mente indipendente
sarò impopolare
ma gli intellettuali fratelli servillo
fosse per me potrebbero solo fare il provino per il grande fratello
invece che farceli a peperini con il loro canto e il cinema colto
si danno più arie sti due che de niro
fate qualcosa
che l’arte è in puro declino!

ho già chiarito che mi servirebbe un finanziamento
non un fidanzamento
non ho fiducia nella politica
nella religione nello sport e nella massa
è inutile chiedersi più se si è di sinistra o di destra
corrotti ed ignoranti ci dirigono in tanti
non hanno etica
non hanno la testa
avevano una sola possibilità e l’hanno persa
ora io non chiedo altro
che un cappuccino caldo
non vedo altra soluzione
se non farmi divorare dalle zanzare e sprofondare nel mio piumone
ma non ho sonno
non ho sogni
non ho più segni
cazzo dico?
ho un sonno che casco e pendo
sogno di correre su un prato e dare la mano a quello che chiamano mio padre
ho segni ovunque e li porto come fossero antiche perle tramandate di madre in figlia
non salto da un tetto all’altro
fa troppo caldo
e poi
si
avrò pure perso la verginità
ma dopo l’ho ritrovata
e ora voglio solo perdere la memoria e fare un po’ di jogging nella desolata
realtà
no no e no
amo questa piccola e breve parola
della nostra ricca lingua italiana
gira voce che fu la prima che pronunciai a due anni
prima ancora del famoso -mamma e papà-
già sapevo dire: NO
non dico che non sia un no
e tu che mi scruti con occhio attento
sappi che forse avrai il mio corpo
ma mai le mie adidas
quindi non darti tormento
e soprattutto non lo dare a me
perchè se ci ragioni un momento
chi fa da sé fa sempre per tre



(roma 26.9.2012)