non è chiaro come ma partirò dal mio nome “alesis” dal greco 'colei che difende' ne vedrete delle belle e anche delle tremende no non è un blog è la mia arringa contro il flop chi mi ferma è spacciato chi mi segue è visionario
TRANSLATE MY BLOG TO YOUR LANGUAGE!!
19/02/14
03/02/14
A.P. e la ricerca del tempo perduto
non intendo
scrivere di ciò che io e te non faremo mai più assieme
scriverò piuttosto
di ciò che io e te abbiamo fatto
di ciò che considero
Dio
di ciò che
insieme al sangue
scorre per
sempre nelle mie vene
stesse
iniziali
stesso
cap e stesso indirizzo
stessi
colori
stessi
occhi grigio-azzurro
tu
dirai e smettila con questa storia non se ne può più
si
-qui
abbiamo tutti gli occhi azzurri-
dobbiamo
festeggiare
questo
è il primo pezzo del blog che leggerai da chissà dove
e
so che lo leggerai come sempre prima di tutti gli altri
di
fissazioni del resto ne ho sempre avute parecchie
chi
verrà al mio funerale? piangeranno? quanti saranno… che diranno?
tu
mi prendi in giro
e
tutt’ad un tratto
eccomi
qua a me a piangere al tuo di funerale
che
scherzo infame
non
scholae sed vitae discimus
basta
non lo voglio più sentire
l’ho
capita bene la lezione
me
l’hai ripetuto migliaia di volte
non
c’era addirittura bisogno di morire
che
scherzetto del cazzo
che
m’hai fatto
prendi
e senza un saluto
nel
tuo stile
te
la squagli di soppiatto
tu
lì sdraiato e pallido
nel
tuo vestito blu cobalto
il
viso sereno
il
sorriso beffardo
come
ti permetti un simile azzardo?
m’hai
fregato
m’hai
tolto tutto
ti
ho dimenticato
troppe
chiacchiere
troppe
siringhe
troppi
lividi
troppo
ossigeno indesiderato
tu
non respiri
io
litigo con tutti
tu
dipendi da una bombola
io
scrivo libri incido dischi suono in una bettola
tu
silente
io
un fiume di parole
tu
mi daresti ogni cosa
io
distratta non mi accorgo
che
è ora di cambiare l’acqua alla rosa
non
scholae sed vitae discimus
l’hai
già detto migliaia di volte
vieni
a dirmelo un’ultima volta in faccia
se
c’hai il coraggio e se veramente c’è vita dopo la morte
non
posso dormire
non
mi lasci andare
sterminata
la tua progenie
vorrei
ancora una volta soltanto
poterti
salutare
ma
qui tu te ne freghi
e
vivere è spietato
mi
ritrovo qui dunque da sola
nella
tua cucina
la
cucina dove ti hanno sdraiato su un materasso malmesso
certo
meno malmesso di te
(qui
tu diresti: ecco….)
ho
rubato la sveglia bianca
ricordi?
l’allarme per i dolci da sfornare
prima
ancora gioiello di tua madre
che
dolore cane
se
almeno fossi un po’ meno atea
adesso
potrei pregare
pronunciare
un mantra
dire frasi del tipo: ora finalmente starà bene
dire frasi del tipo: ora finalmente starà bene
cercare
la tua reincarnazione
mentire
invece
eccomi qui
disperata
non
trovo un nome per quel che mi capita
senza
fiato
senza
più te
e
di spiegazioni più che mai avida
ma
tu te ne freghi
mi
lasci qui a litigare con tu fratello
mentre
tu giaci qui a fianco già cullato dal sonno eterno
mi
lasci qui
a
sopportare persino il falsetto fuori luogo della nipote tua ormai straniera
a
sentire frasi dell’orrore
-dio
è giusto-
ad
accendere candele per ricordarti che io sono qui
anche
se non sempre ci sono stata
-la
cera potrebbe colare
rimango
di sasso
gli
imbruttisco
accidenti
sento
che la mano si sistema per organizzare uno schiaffo
non
riesco a mettere il mio misero foglietto
nella
tasca del tuo impeccabile completo
non
riesco a pronunciare che parole senza senso
al
capezzale del tuo mistero
ho
solo un po’ di righe e un braccialetto staccato dal mio polso
vorrei
poter allungare la mano e fare la mia mossa
ma
la bara mi fa paura
sarà
un miraggio
ma
mi sembra che tu respiri ancora
tu
io e la ricerca del maledetto tempo perduto
da
una madeleine
inzuppata
nel tea
parte
il ricordo
gli
odori e i sapori di quella cucina
per
sempre forgiano le mie raffinate narici e le mie esigenti papille
per
sempre nei ricordi di un’infanzia addolcita
da
quella stessa cucina
regno
tuo e di tua madre prima
proust
uno sconosciuto
-ma
come fai a leggere quel mattone?
sera
dopo sera
tu
mi avvolgi nella coperta dal disegno tigrato
io
già dormo
è
tardi
mi
prendi in braccio e mi porti da un piano all’altro
ora
io avvolgo te
ti
avvolgo in un piumino su un sostegno severo
e
tu già dormi
è
tardi
troppo
tardi
devo
lasciarti andare al tuo asfissiante destino prematuro
un
vecchio cammina di notte
parla
e urla con lo sguardo implorante volto al cielo
non
ha pace
non
trova le sue lacrime
non
vuole lasciarti andare
non
prima di lui
gli
sembra innaturale
chissà
che vita hai fatto
nessuno
lo saprà mai
calmo
inquieto
aperto
introverso
vivo
morto
sereno
incazzato
felice
depresso
che
nessuno osi però alzare la polvere
guardare
sotto il letto
aprire
i cassetti chiusi a chiave
indovinare
la password del tuo pc
quel
che ci era dato di sapere di te
sapremo
tutto
il resto
è
nascosto tra le pieghe dei tuoi fragili capelli color della cenere
sussurrato
al vento
svelato ai miliardi di pixel delle foto hai fatto
raccontato
da mille piatti fumanti
mascherato
tra le schegge del tuo umorismo
sparso
tra i tuoi equilibrati consigli
scritto
nei tuoi silenzi
(roma 3.2.2014)
26/01/14
sintomi
-
colite spastica e gastrite cronica
-
dolore della spalla sinistra in conseguenza della colite o in solo
-
cervicale dolorante
-
ipersensibilità della pelle delle mani con conseguente tattilità esasperata o
assente
-
herpes labiale doppio triplo multitraccia
-
ansia
-
difficoltà respiratoria con pieni polmoni
-
senso di sonnolenza e di tachicardia
-
reiterazione di sbagli relazionali e loop ritmici
sintomi
solo
sintomi
polvere
da sparo senza armi o cartucce
sintomi
che illuminano
parole
vigliacche che stentano a ritrovare il sentiero
sogni
inespressi
persone
a forza dimenticate
lacrime
schiacciate dentro uno schiaffo
sintomi
sbucano
ovunque
non
ti lasceranno addormentare
il
dottore assicurò
niente
di organico signorina
dimessa
dall’ospedale
gocce
di qua
pasticche
al di là
due
volte al giorno prima dei pasti dopo i pasti lontano dai pasti durante i pasti
allora
non mangerò più
a
questo preferisco gli spasmi
niente
droga
rimarrò
lucida
vigile
dolorante e isterica
andrò
piuttosto a dare un’occhiata ai miei sintomi
luci
possibilità
possibilità
di capire
possibilità
di sapere
di
conoscere la propria storia
il
corpo mi suggerisce una via più dura
con
quelle luci che si accendono sulla schiena
sulle
labbra
sulle
mani
sulle
spalle
nello
stomaco
sintomi
come
le note che continui a cercare tra i bianchi e i neri
notte
e giorno
giorno
e notte
quelle
note che hanno significato per te
forse
soltanto per te
e
solo in quell’ordine
l’ordine
di quella melodia
e
in nessun altro ordine
migliaia
di melodie più belle più articolate più giuste
non
parlano però della tua
di
storia
note
di vecchi traumi
di
porte sbattute
di
schiaffi immeritati o carezze mai arrivate
sintomi
che diventano canzoni
canzoni
che curano i sintomi
virus
che diventano vaccini
vaccini
che tamponano la malattia
le
note
l’ho
già detto in passato
sono
sintomi dell’irrisolutezza e dell’inquietudine e come la lava bollente spingono
per uscire
ecco
che arriva infine l’eruzione
ecco
che arriva infine la melodia
e
gli odiosi sintomi
solo
per un attimo
sembrano
andar via
(roma 26.1.2014)
23/01/14
quasi quasi mi sposto
sposato
o spostato
cosa
importa
il
mio virus ha ormai scoraggiato
ogni
organo e ogni malintenzionato
non
mi sento disposta
a
fare una sola sosta
ecco
che azzardi una proposta
se
ti sposo?
aimè
ecco la mia definitiva e sofferta
risposta
io
sono già spossata
e
se osi avvicinarti ancora
rischi
una bella scossa
meglio
se ti sposti
questa
sì che sarebbe una bella mossa!
riconsidera
la faccenda
forse
ti appaio attraente o forse troppo losca
ma
osserva meglio come son messa
gira
voce che io sia scissa
ah
niente più romantiche avances ora vuoi soltanto il sesso?
scusa
però adesso non posso
sono
indisposta
e
poi con lo scambio con l’altro sesso
ho
smesso
il
mio cuore la mia testa la mia ingenuità
ormai
di gesso
(roma 23.2.2014)
allah solo lo sa
piove
a dirotto
e
chissà come ti chiami tu
sul
ciglio della strada sotto le luci della ribalta del teatro
speri
in un riparo dall’acqua
e
da diosolosa cos’altro vien giù
una
coperta e una specie di carrello: una tavola di legno quattro rotelle
nient’altro
una
testa un petto un collo
tutto
il resto se l’è portato via allah
o
forse un’esplosione la guerra o il cancro
che
importa
però
cristo santo
impossibile
passare avanti
far
finta di non
quegli
occhi liquidi mi inchiodano
mi
seguono
blocco
il passo
recupero
le forze le parole la mimica facciale
vigliaccheria
e vino bianco
piove
a dirotto
e
chissà come ti chiami tu
vuoi
qualcosa da mangiare un panino?
non
capisci e non parli italiano
nero
senzatetto e tagliato a metà
je
ne comprende pas
si
ok un amico parla il francese
siamo
a cavallo
sei
musulmano
e mangi solo pesce verdura o pollo
ecco
ti
lascio anche il mio mal ridotto ombrello
ma
non ho altro
tu
invece si
hai
molto più di ciò che ho io
o
di ciò che mai potrei desiderare
più
di mille panini o di mille religioni o di mille dimore
non
hai più una vita
e
nemmeno piedi gambe cosce pancia sesso
ma
conservi energie per lanciarmi almeno questo
uno
sfacciato sorriso
e
niente più qui mi sembra lo stesso
(roma 23.1.2014)
20/01/14
costi quel che caschi
giro in moto in un quartiere sinistro
stretta al guidatore spero esperto
curva a destra
un casco in testa
lancio domande al vento
attaccati eppur così diversi
forse stiamo solo perdendo
tempo
strade di periferia silenziose
esco rientro gioco mi sporgo cadrò ma
non mollo
forse evolvo
mi chiedo perché
esco con te
la brina attacca le mie gambe velate 15
denari
poco prima
l'attrice formosa si dà arie da vamp ira
in breve è finita in una
bara
mi toglie per un attimo il fiato
morta
usata dal suo sposo
da lui trattata come una
ba
mbo
la
dai suoi figli trattata come una
ba
mbo
la
per suo padre sempre stata solo
una
ba
mbo
la
parole scandite
sillabe
sempre
più
a
fo
ne
la voce
scen
de
in
go
la
si chiude il sipario
ma io no
io sono ancora
vi
va
e penso che
nessuno tratta come una bambola
me
nè tu
nè gli altri
nè il mio eccentrico padre
ecco
ecco perché
ecco perché sto uscendo con te
all'improvviso nel casco
un odore crudele
gli occhi si gonfiano
la gola si chiude
il naso e i suoi indelebili
ricordi ricordi ricordi
ricordi infantili
non immagini
ma impercettibili odori
fermati ti prego non posso respirare
non posso più tenere a distanza
ciò che mi ha fatto molto male
ricordo quell'odore
l'odore della pelle di uomo e di fumo di
sigaretta
ricordo l'odore di un uomo molto più
grande
un uomo con camicia stirata
un fumatore
ecco perché esco con te
quell'odore mi è familiare
è naturale
è vitale
ho bisogno di fare una telefonata
molto troppo rimandata
forse è già tardi
dammi solo due minuti
ma poi portami a bere
il pavimento si sta sgretolando
finalmente
sotto i miei tremanti piedi
(roma 20.1.2014)
11/01/14
al di là delle rose
le spine così lunghe e sporgenti
se anche sorgesse in me il desiderio di dare un’occhiata dall’altra parte
ormai le rose ostacolano i miei intenti
forse è un male
più probabilmente è un bene
rugiada su petali delicati e lacrime sulle rosee guance
chi ascolterà dunque le mie sottili melodie
ammirerà le mie danze?
le rose e le loro spine
le rose e le loro spine
(roma 11.1.2014)
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