non è chiaro come
ma partirò dal mio nome
“alesis” dal greco
'colei che difende'
ne vedrete delle belle
e anche delle tremende
no
non è un blog
è la mia arringa contro il flop
chi mi ferma è spacciato
chi mi segue è visionario
i visi cosi vicini non li abbiamo mai avuti mi guardi incantata mi si chiude la gola so che mi senti anche se non parli so che mi vuoi qui anche se te ne vuoi presto andare -va via! mi dici con una smorfia di dolore che ti separa la fronte liscia no che non vado via resto e mi siedo qui con te ti mostro le fotografie in bianco e nero di persone che non ricordo e non ricordi ma siamo legati a loro chissà da che amori ma oggi sei stanca ti tocchi la testa e ogni tanto dici aiuto io mi avvicino ti ho fatto la limonata acqua uliveto del frigo limoni del tuo giardino e tanto zucchero ti piace mi sembra ma fai molte storie non importa io ti distraggo e suono voce e' notte il tuo pianoforte scordato il mio napoletano pessimo ma tu te ne freghi negli occhi ti compaiono le lacrime cerchi nell'aria di afferrare coi ricordi quei giorni cari mi guardi da vicino con gli occhi negli occhi sembra tu abbia visto un angelo non mi lasci il viso non ti lascio le mani forse si può rimandare c’è ancora qualcosa da fare (londra 27.8.19)
quando se semo bisticciati e io t'ho detto -vatte a ammazzà l'hai presa un pò troppo alla lettera e mò nun ce sta più niente da fà del resto tu eri di bagheria e io sò romana sempre du stronzi semo un complessato di paese e nà cafona magna-amatriciana e nun te lamentà che questa nun fa rima! (londra 30.7.2019)
varco finalmente quelle mura per quattro anni le finestre di casa mia si sono affacciate sul ridente filo spinato di HM prison pentonville cellulare/liquidi/oggetticontundenti-affilati/laptop fuori nel locker con me una decina di inglesi di mezza età bianchi e borghesi come me stavo per dire MA invece le donne non hanno mai sentito parlare di -andare dal parrucchiere a farsi du meches o che so una tinta- capelli color topo o se ancora più in là con l’età grigi che si intonano bene con le loro carnagioni ocra
una di loro cerca di attaccare discorso con me parlandomi dei suoi cani ed io non ricordo come si dice in inglese -hai toppato argomento di brutto e sei rossa in faccia dalla troppa birra e mi dai fastidio fisico e magari quando ti capita vai da un parrucchiere che diosololosa quanto ce n’hai bisogno-
mi rode il culo oggi non so il perchè caldo africano e mi mancano due tre persone all’appello
è una prigione maschile una quindicina di prigionieri ripassano le canzoni tute grigie magliette o canottiere bianche o nere scarpe da ginnastica quasi tutti neri o mixed race ah e in forma (lo so è inappropriate) il vibe è da festa domenicale in parrocchia dopo 3 minuti mi scordo di essere nella cappella della prigione
dalle enormi vetrate multicolori della cappella entra una luce (pre)potente ci sono tre o quattro guardie e due sono donne scherzano con i prigionieri io in prima fila mi sventolo con il mio ventaglio giapponese uno dei prigionieri sudato fradicio ed enorme si viene a presentare si tampona il sudore della fronte con un fazzoletto di stoffa ancora non lo so ma quello là dovrebbe stare su un palco al posto di busta rhymes
guidati dalla ‘music facilitator’ (lavoro a cui ambisco anche io da lì il mio interesse al concerto) lo spettacolo inizia i prigionieri si esibiscono in una body percussion per poi attaccare a cappella ‘swing low’ che diventa un canone con sing sing divisi in due gruppi cantano un gruppo contro l’altro in armonia gli occhi socchiusi
in piedi e a semicerchio rivolti verso il pubblico i seguenti personaggi mi si schierano innanzi:
tre ragazzi neri sui vent’anni belli e in canottiera bianca uno ha l’apparecchio fisso ai denti l’altro un dente d’oro il terzo altissimo mi guarda in cerca di un mio sorriso che gli concedo senza esitazione perchè ha uno sguardo dolcissimo alla loro sinistra un ragazzo con treccine da età indefinibile tra i trenta e i cinquantacinque alla sua sinistra un franco-congolese che suona anche la chitarra sposto lo sguardo ancora più in là ed ecco il gigante sudatissimo che mi ha dato il benvenuto ha l’aria di quello rispettato ed è il disinvolto del gruppo accanto a lui un tipo che sembra siciliano completamente coperto di tatuaggi poi un tizio bianco con un taglio profondo sulla tempia e parecchia droga in corpo e nelle pupille accanto a lui un africano-induista con contieni-capelli nero e che a mala pena muove le labbra poi c’è il fomentatore: mixed race tuta grigia rasato e la tuta arrotolata su per i polpacci muscolosi
tutti animali da palcoscenico: sciolti sorridenti ma concentrati si muovono più o meno armoniosamente mentre cantano agitano mani braccia gambe chiudono gli occhi viso al cielo (leggi=soffitto) incitano gli altri ad alta voce durante gli assoli
qual’è l’ultima volta che ho sentito fare musica così?
il secondo pezzo -higher and higher il pianoforte attacca e ripete lo stesso riff per ben sei volte non capisco cosa succede i ragazzi si lanciano occhiate tra loro mi accorgo solo ora di un ragazzo fino fino bianco alto biondino e gli occhi azzurri è schiacciato in mezzo al gigante sudato e quello coi tatuaggi ha il microfono in mano ma lo tiene in basso non si decide a cantare eppure deve perchè è il momento del suo assolo …! è tutto rosso in viso e sembra stia per avere un crollo si strizza gli occhi con le dita io stringo i pugni nelle mani sudate gli altri intorno quello coi tatuaggi il congo-francese e il gigante mantengono un contegno ma lo tengono d’occhio sorridono lo proteggono continuano a muoversi è racchiuso dal loro affetto attaccano la sua strofa sottovoce come a suggerirgliela a dargli coraggio ma l’assolo è il suo è lui che deve sfidare l’ansia e avere la meglio il mingherlino dunque continua a guardare in basso non si decide ad alzare la testa la tensione cresce in sala ad un tratto si copre gli occhi con l’avambraccio ed è troppo l’emozione travolge anche me: scoppio in lacrime non sono certo da prima fila mai stata accidenti! finalmente il mingherlino si mette a cantare non è intonato non è sul tempo non canta nel microfono ma giuro su dio: canta
chissà chi ha ferito offeso tradito colpito in quella voce e in quell’avambraccio sugli occhi però ora c’è il suo dolore che altro è fare musica se non questo passare la propria storia a qualcuno che come una madre paziente un padre amorevole o un pubblico sudato in una prigione ascolta?
al terzo pezzo il tipo con le treccine non si contiene più comincia a ballare travolto dal ritmo e ha le molle al posto delle ginocchia
stand by me il microfono passa al gigante sudato ho un fremito ha un raschietto nella voce quando tocca le note alte e non sfigura al cospetto dei precedessori tipo bob marley o sam cook
sto ballando sulla sedia e non so se sono sudata fradicia o sono lacrime e so che -we must all cry, but must the tears be white?- (cit. gil scott heron)
il bianco con il taglio sulla tempia avrà forse 35 anni ma sembra un sessantenne ecco arriva il suo momento da solista non hai il senso del tempo e la tonalità è un optional ma non so spiegare come il palco è il suo elemento gli occhi gli brillano si muove sinuoso a ritmo di musica seguendo un tempo tutto suo ha la voce di un angelo terrorizzato la sua voce libera e potente esce dalla sua bocca dal suo viso da quelle guance mangiate dalla droga sono ipno-ti-zza-ta
il fomentatore non acchiappa una nota che sia una ma è così calato nella parte che non riesco a togliergli gli occhi di dosso fa le facce fomenta il pubblico sostiene i cantanti solisti con urla e salti presenza scenica alle stelle sono in-chio-da-ta
il gigante nero si esibisce ora in un duo chitarra e voce ha scritto un pezzo originale sull’amore and it blows my mind!!! lui il pezzo le parole la melodia è da urlo è una hit va registrata sto fo-men-ta-ta un mix tra rap giamaicano e pop orecchiabile l’accento giamaicano è fortissimo e lui lo accentua di proposito racconta di quando uscirà di prigione e farà finalmente l’amore con la sua donna parla di libertà di sbagli il testo è lucido crudo onesto divertente romantico tagliente gli altri prigionieri dal pubblico urlano e cantano il ritornello come fosse il concerto di usher la sala viene giù sull’ultima strofa dove parla di sesso!
la musica cos’è per un recluso? non è certo quello che è per me o per tutti quelli come noi bianchi privilegiati ricchi liberi la musica è per loro l’unico corroio verso luoghi dove non possono andare verso il passato quando erano padri mariti figli amici amanti persone verso il futuro dove i loro figli e le loro donne li aspettano per accarezzargli le teste quelle teste da assassini criminali violenti ladri spacciatori disperati persone che hanno girato alla svolta sbagliata
li aspettano quelle mogli idealizzate che indossano Victoria’s secret e non vedono l’ora di fare l’amore con i loro uomini che sono stati in prigione (londra 30.7.2019)
solfeggio cantato roma fuori nevica dentro si va d’accordo devi fare il check di una casa che affitti mentre spicci la neve fiocca e io sto seduta sulla finestra non mi dai tregua co sto solfeggio cantato se non sbaglio mi fai pure pagare robba di 5 euro a botta dici che è un incentivo.. sto così serena silenziosa concentrata quando tu mi insegni la musica siamo come karate kid e il maestro myaghi metti la cera togli la cera solo che si procede a botte di intervalli ostici
tu sai tutto sai spiegare tutto il difficile diventa facile le mie lacune si colmano la neve scende il mio cervello si arrampica sulle melodie che mi proponi dici che devo riconoscere gli intervalli a mente senza toccare lo strumento non lo so ancora ma sarà un esercizio fondamentale nella mia vita come fai? come fai a rimanere umile con una mente così brillante al posto tuo sarei una gran stronza mi vanterei di continuo farei sentire tutti gli altri inferiori non perderei occasione per emergere ma tu no ti sembra normale essere sempre un genio e a me sembra normale che tu lo sia mi sono abituata ormai io sono una pigna tu un genio il segreto della nostra amicizia
ecco che mi spieghi l’emìola
-musica musica musica della madonna gente gente gente divertente
questo il tuo esempio: ma cristo… proprio jovanotti!?
-beh ci sarebbe anche un’altra emìola di una cantante sconosciuta (ci sarai) romana (ci puoi scommettere) alessia piermarini il pezzo (del suo primo album) fa così:
-what it's about? what it's about? what it's about? what it's about?
ti disturbo solo per dirti che la tua casa è stata sempre anche la mia casa le mie storie andavano e venivano a braccetto con le tue tu consigliavi ascoltavi partecipavi ma anche io e con me tutti gli altri tuoi amici scappatidecasa consigliavamo ascoltavamo partecipavamo alla tua di vita la tua di vita era una vita come tante altre come le nostre -le vite degli altri facevano la mia cazzo dici che non era la tua vita? la tua casa? cazzo dici che devi trovare una casa tutta tua più piccola lasciare il superfluo… ma come parli? cazzo dici che
cazzo dico io invece parlo con un morto non sto bene il gabbiano mi fissa alessia: get your shit together discuto con la poesia di un delirante bipolare daltonico depresso e tossico prima del suicidio è ovvio che la tua realtà era distorta ma quale realtà non lo è?
seleziono raccolgo leggo e rileggo i tuoi post mi spacca il petto saperti così nero è buio pure qui sai? vado a sbattere come una falena alla ricerca della luna ho lividi dappertutto sulle gambe sulle braccia sui gomiti sui miei ricordi nessuno mi capisce o osa scrutarmi faccio le faccie tue le tue battute a volte mi sembra di pensare con la tua testa o è solo 30 anni di gomito a gomito che non mi lasciano in pace
vorrei tu fossi qui per insultarti e scannarci ancora una volta soltanto sai una di quelle volte in cui tu abbassi il la testa e mantenendo lo stesso tono di voce fornisci argomentazioni razionali (passivo-aggressivo) e io invece ti urlo in faccia la mia frustrazione con argomentazioni emotive e toni isterici (aggressivo-aggressiva) vorrei essere io stessa a spingerti non dalla finestra ma dalla cima della tua cecità e della tua incoscienza vorrei gonfiarti di botte taggarti in un post di salvini regalarti una vacanza di due settimane a Cogne depilarti le gambe con la ceretta
vorrei poi infine ridarti il tuo nome vorrei poterlo ridare a tutti quelli che lo perdono o non gli viene riconosciuto vorrei ridarti la vita la serenità la nostra amicizia le tue federe il tuo-mio libro ma è tardi è spietatamente tardi abbiamo perso troppo tempo a litigare a farci i dispetti tenerci il muso indugiando troppo a lungo a dire -amico mio ti voglio bene non te ne andare
potrà il mare in tempesta innamorarsi di un lago? domande difficili caro amico mi hai abbandonato come una scema ai piedi della ruota panoramica tutti su e io giù ad aspettare che tu scenda ma mica mollo vado avanti a brighton a te non ci penso negozi di sex toys orgoglio gay negozi indipendenti hippy e caffè imbevibili il mare la spiaggia di ciottoli il pier che arriva fino a giù giù in mezzo al mare quasi mi toglie il fiato le destinys child cantano Say my name say my name ed eccomi in costumedabagnosullaspiaggiadiPuntaSeccaconl’amicaSerenachecantiamoI’maSurvivor e tu ci fai le foto quelle foto da imbecilli che in qualche modo erano il pre-selfie pose sexy e costumi sgambati io ho l’apparecchio ai denti e serena i capelli anni 80 non siamo da meno delle destinis c’haild aia il cuore pizzica cammino fino al molo e i gabbiani mi urlano in faccia -resisti! è arrivata una proposta artistica interessante devo scrivere il mio concept musicale: ok se capisco cos’è un concept il lavoro è mio in valigia ho 3 creme solari -spf15 per braccia e gambe -spf30 per il petto -spf50 per la cicatrice e i nei piove a dirotto e tira vento lovely brighton ma io sono qui per il jazz e non mi scoraggio entro nella ridente shopping mall chiedo -the cheapest hoodie you’ve got agguanto una felpa extra large fucsia vorrei fare mille cose la testa mi scoppia con idee progetti visioni della mia vita futura ma ad un tratto si blocca tutto blank e mi sento stanca tanto stanca così stanca che posso soltanto tornare a letto guardare il mare arrabbiato dalla finestra ricordare quanto sono fortunata ricordare quanto tutti siamo fortunati scrivere leggere gill scott heron scrivere controllare whazup alzare gli occhi al cielo su un paio di chat di gruppo rispondere al messaggio di mia madre scorrere ossessivamente foto profili di persone che non vedo più pensare alla croazia io e te sdraiati sugli scogli conversazioni serie -io non riesco a stare con nessuno -beh mica tutti sono destinati a stare con qualcuno pensa ai preti..?! agli esploratori.. o agli artisti .. hanno scopi e missioni non del tutto compatibili con la vita di coppia o la famiglia magari anche tu sei così e tu tu come sei amico mio? urlo in faccia ai gabbiani: tu come sei!??? i gabbiani: - stronzooooooo (brighton 19.7.19)
io qui con un vocale del nostro amico comune ha sfornato un altro capolavoro dice - vedi se riesci a metterci un testo è pensato come sigla da anime giapponese- ma che avrà voluto dire? vorrei chiederlo a te prima di fare una figura di merda con lui il pezzo è di quelli che ti inchiodano dalle prime note non puoi ascoltarlo mentre giri il sugo come si fa con la maggiorparte degli insopportabili vocali no qui ti devi immobilizzare prendere le cuffie buone e ascoltare piango pensando alla testa di cazzo che sei alla cattiveria che mi hai fatto ad andartene così la tua fotografia in mano giusto un anno fa in un pub orendo di londra per la prima (e forse ultima) volta in vita mia ho cantato il karaoke per la prima (e forse ultima) volta in vita tua ti è andato bene un mio fidanzato ti ho dedicato il pezzo blame it on the boogie e tu stavi lì ascoltavi sorridevi poi ti sei acceso una sigaretta (dentro al pub) tu che non fumi e ti hanno mandato fuori urlandoti dietro ma quanto merda puoi essere? quando mi hai battuto a stronzaggine? bugiardo incosciente impaziente sfrontato sconsiderato malvagio egoista narcisista o forse era solo il disturbo dell’attenzione non diagnosticato in other news la mia nuova casa è belllissima ho anche una lanterna i coccetti fatti da me alla classe di ceramica una libreria una vasca da bagno gli alberi con uccellini inglesi fuori dalla finestra un balcone ‘juliet’ un letto ottomano un divano letto che aspetta ancora un amico che a dicembre promise: prestissimo a londra (10.7.19 londra)